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Propongo ai Giovani del PD, ma anche agli altri un piccolo spunto di riflessione...
Tratto da un'intervista del Presidente Emerito della Repubblica Italiana
Francesco Cossiga, rilasciata ad alcuni quotidiani nazionali giovedì 23 ottobre 2008.
Riporto alcuni stralci, se qualcuno vuole leggerla integralmente: http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=32976406
Quali fatti dovrebbero seguire? «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».
Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente
ferito...».
Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti
provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i
manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a
ferro e fuoco le città».
Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e
carabinieri».
Nel senso che... «Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».
Anche i docenti? «Soprattutto i docenti».
Quanto più saranno diffuse queste dichiarazioni, tanto meno sostegno
avranno le manganellate della forza dell'ordine.
E poichè il discorso sull'antifascismo fu il più acclamato sabato a Roma…
Diceva Primo Levi:
"Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque
la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità
di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi,
non necessariamente col timore dell'intimidazione poliziesca, ma anche
negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia,
paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per
un mondo in cui regnava sovrano l'ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi
privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei
molti." (dal Corriere della sera, 8 maggio 1974).
Ho scovato su google con data 15.7.2003 le idee di allora di Giulio Tremonti da inserire nell'allora Dpef dal titolo “Rilanciare i consumi ipotecando le case”.
Una strada già percorsa da altri paesi... Un'opportunità fornita, da un lato, dalla “crescita dei prezzi delle case che aumenta il valore ipotecabile” e, dall'altro, dai “minori tassi di interesse che riducono la rata del mutuo” (Sic).
Meno male che allora Bersani bollava la proposta dicendo “Tremonti può fare il promotore finanziario a porta a porta” e che il vicepresidente dei senatori Margherita di allora, Natale D'Amico, lo considerava “un tentativo goffo di imitare gli Usa in ben altro contesto”.
Avessimo ascoltato i consigli di Giulio Tremonti, che ora fa il solone contro la finanza creativa degli altri (leggasi Usa), avremmo avuto le famiglie più indebitate e ancor più in difficoltà a sbarcare il lunario.
Bisogna ricordare ai nostri avversari politici e ai loro sostenitori gli errori del passato, perché la memoria dei cittadini e degli elettori è corta, ma i guasti di chi fa propaganda e prende i voti sono a volte immani ed in Italia nessuno dei politici paga né in termini reali (dimissioni, a parte Prodi uno dei pochi a lasciare la politica pur non avendo sbagliato affatto) né in reputazione, quando si dicono o si sostengono cose insensate (Gentilini, Tremonti, ed il parolaio massimo Silvio Berlusconi).
Al discorso d’apertura della Summer School di Cortona, Dario Franceschini consegna ai giovani una nuova idea su cui dovrebbe plasmarsi la forma del Partito Democratico, che a suo modo di vedere dovrebbe essere un “partito network”.
Ieri, ad Asiago, in occasione della chiusura della due giorni di lavori del Pd vicentino intitolato “Il governo delle buone pratiche”, il sindaco di Vicenza Achille Variati ha invitato gli amministratori ad avere coraggio, a mostrare le “facce”, a conoscere i cittadini, a stare sui marciapiedi, e l’on. Massimo Calearo Ciman ha esortato ad essere il “sale della terra”, ad essere in mezzo alle persone, costruendo una “rete” viva che incontri e condivida le qualità che sono nelle idee e nelle persone del Pd, contagiando con la forza di quelle stesse idee un tessuto sociale che va stimolato a riscoprire un rinnovato civismo.
Dopo il dibattito iniziale che vedeva i sostenitori di una forma “liquida” cedere il passo a quanti auspicavano, invece, una struttura più tradizionale, il recente dibattito, quindi, riapre la discussione sulla “forma partito”, cercando di mediare tra esigenze di appartenenza e adesione organizzata, con confini definiti e punti di riferimento territoriali da un lato, e dall’altro la necessità di rispecchiare il modo in cui si vive nella post-modernità.
L’argomento potrà sembrare marginale, ma di fatto non lo è. Negli ultimi quindici anni l’evoluzione dei partiti ha subito, infatti, delle accelerazioni: dopo i Partiti Professionali Elettorali che a partire dagli anni ’90, secondo il politologo Angelo Panebianco, hanno dimostrato di non essere più interessati alla partecipazione militante, né ai riferimenti ideologici, ma sensibili soprattutto agli esiti dei sondaggi e alla potenzialità dei media, abbiamo incontrato quelli che sono stati definiti anche Partiti Cartello, divenuti vere e proprie propaggini delle istituzioni. Abbiamo anche visto come l’attenzione verso un generico elettorato abbia soppiantato l’importanza del ruolo dei militanti, concentrando i riflettori sui leader.
Il dibattito quindi si arricchisce di nuove sensibilità e nuovi orizzonti. Come dovrebbe essere secondo te il Partito Democratico?
Proposto da: Redazione (del 13/09/2008 @ 13:06:02, nella sezione: Attualità, linkato 46 volte)
Gentili e Gobbo, a Treviso, negano agli islamici un luogo in cui pregare. La linea dei leghisti trevigiani è quella della “tolleranza a doppio zero”. Da sempre e sempre di più. E la “strategia della tensione” sta contagiando altri sindaci e altri Comuni – Villorba, Nervesa della Battaglia… - in una rincorsa ideologica a chi fa più il “duro”.
Ma anche a Padova i leghisti si sono distinti per finezza politica. Portando un maiale – animale impuro per la tradizione islamica – in passeggio sopra il luogo in cui avrebbe dovuto sorgere un centro di preghiera islamico. Per contaminarlo e risolvere così il problema.
Agli antipodi l’atteggiamento del sindaco di Venezia Massimo Cacciari, che ha affermato: «La comunità mussulmana cerca una sede dove poter pregare. E noi gliela troveremo. Non sarà facile ma è indispensabile farlo».
Modi di porsi diversi di fronte all’esigenza dei nuovi cittadini di professare la propria fede religiosa. Esigenza che, oltretutto, è un diritto sancito dalla Costituzione repubblicana: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume” (art. 19).
La Lega, si sa, della Costituzione, della bandiera, dell’inno italiani se n’è sempre fregata altamente, tra insulti, diti medi alzati e battute infelici.
In questa occasione, però, si ha l’impressione, che se ne stia fregando anche di una questione che, di solito, le sta invece molto a cuore: la sicurezza, uno dei suoi cavalli di battaglia preferiti.
Potrà mai essere un Paese sicuro quello in cui si negano diritti fondamentali ai propri cittadini, “vecchi” o “nuovi” che siano?
Lasciaci la tua opinione.
Affinché gli immigrati non siano braccia ma uomini, con piena dignità, è necessari consentire loro di votare, perlomeno alle amministrative. Se ne parla da troppi anni così il Partito Democratico alla ripresa dei lavori parlamentari presenterà una proposta di legge costituzionale sul tema. Primo firmatario Walter Veltroni assieme a Livia Turco, che ha deciso di scrivere una lettera al Presidente della Camera, Gianfranco Fini ( QUI IL TESTO INTEGRALE), per annunciare la presentazione della proposta, chiedendo una corsia preferenziale per la sua discussione. Negli anni passati alla guida di Alleanza Nazionale Fini si era espresso più volte a favore del voto agli immigrati regolari nelle elezioni amministrative. Nel 2003 ne parlò alla Conferenza sulle politiche europee per l’immigrazione, ma dopo l’alt della Lega nonostante la disponibilità del centrosinistra non se ne fece nulla. Il PD nel programma elettorale prevedeva il voto per gli immigrati nelle elezioni amministrative, e ora si prepara a presentare la proposta nelle aule parlamentari. Nella lettera Veltroni chiede a Fini di “adoperarsi per consentire la sua più ampia discussione da parte della Camera dei deputati e di accelerarne quanto più possibile l’iter. Condividi la proposta del segretario Veltroni?
Gli ulivisti del PD chiedono un congresso anticipato. «Il tempo del "ma anche" è scaduto: ci vuole una decisione democratica in sede collettiva». Lo ha dichiarato Parisi al Corriere della Sera (20 agosto). L’idea del congresso anticipato piace anche a Massimo Cacciari e viene ripresa con forza dal prodiano Franco Monaco: «Ci vuole un congresso vero su mozioni politiche distinte».
La maggioranza del Pd sembra invece bocciare l’idea. Se Veltroni preferisce non rispondere agli attacchi di Parisi (che non ha peli sulla lingua: «Gli elettori del Pd rischiano di precipitare dalla schizofrenia alla depressione», «Veltroni fa troppo poco e troppo tardi»), i veltroniani affidano la loro risposta a Giorgio Tonini: «Alcuni nostri autorevoli dirigenti a volte difettano di pazienza: non si può avere tutto e subito».
Cosa c’è, a tuo avviso, dietro questi attacchi al segretario e la richiesta di un congresso anticipato?
Sei d’accordo o dissenti con la proposta di Parisi?
Le priorità di questo amato Paese di nome Italia si chiamano:
1)adeguamento dei salari e stipendi alla media europea
2)pensioni
3)precariato
4)federalismo fiscale
5)troppe tasse e spesso molto costose...ecc...
Sino a che comanderà il Cav. Berlusconi ho la forte impressione che di queste tematiche ne sentiremo poco parlare, infatti il Berlusca ha molto da fare per proteggere i suoi interessi e della collettività se ne frega. Io ritengo che il mio partito debba fare un'opposizione forte,leale e decisa sui temi sopra citati, altrimenti qui rischiamo di divenire un secondo/terzo mondo, altro che Paese avanzato facente parte del G8.
Quando penso che la Spagna e la Grecia sono avanti a noi mi sento rabbrividire: è mai possibile che noi dobbiamo esportare i nostri migliori “cervelli” solo perché in Italia non si vuole sviluppare la ricerca,a differenza di quanto accade in tutti i Paesi sviluppati? Vi sembra una cosa seria?
N.B.: su quello che vi ho scritto da militante mi aspetto delle risposte concrete.
Mercoledì 18 giugno, l'aula del Senato ha approvato l'emendamento presentato dai relatori al decreto sicurezza che prevede la sospensione dei processi per reati non gravi fino al giugno 2002, compreso dunque quello che vede imputato Berlusconi nel “caso Mills”. I senatori del Pd e dell'Idv hanno lasciato l'aula, mentre sono rimasti nell'emiciclo gli esponenti dell'Udc e i radicali.
L'emendamento presentato dai relatori al decreto sicurezza per sospendere i processi per reati commessi fino al giugno 2002 è passato nell'aula del Senato con 160 sì e 11 no. Al termine della votazione i senatori dell'opposizione sono rientrati nell'emiciclo.
I senatori dell'opposizione infatti avevano lasciato l'Aula prima che si votasse l'emendamento. Gli esponenti del centrosinistra hanno lasciato l'aula subito dopo l'intervento del capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro, che è stato di critica alla norma cosiddetta 'salva-premier'.
E proprio sul conflitto innescato dal Capo del Governo con la magistratura, Walter Veltroni ha annunciato la rottura del dialogo con la maggioranza. È giusto sospendere il dialogo?
Lasciaci un tuo commento.
«Entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro Paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione». Lo ha annunciato il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, intervenendo all'assemblea di Confindustria, giovedì 22 maggio. «Non è più eludibile un piano di azione per il ritorno al nucleare» ha aggiunto, ricordando che si tratta di un «solenne impegno assunto da Berlusconi, con la fiducia, che onoreremo con convinzione e determinazione». «Solo gli impianti nucleari consentono di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell'ambiente» ha spiegato Scajola, applaudito dalla platea confindustriale, ribadendo la necessità di «ricostruire competenze e istituzioni di presidio, formando la necessaria filiera imprenditoriale e tecnica e prevedendo soluzioni credibili per i rifiuti radioattivi».
È davvero ineludibile il ritorno al nucleare?
Lasciaci la tua opinione
Il governo Berlusconi IV si è insediato. I suoi 21 ministri hanno giurato fedeltà alla Repubblica italiana. Subito Walter Veltroni ha presentato il suo governo “ombra”, anch’esso composto di 21 “ministri”, tra cui due veneti: l’on. Andrea Martella (Infrastrutture) e la sen. Maria Pia Garavaglia (Istruzione).
Ecco la composizione dei “due” governi. Lascia un post con la tua valutazione.
Governo nazionale di Silvio Berlusconi:
RIFORME - Umberto Bossi
INTERNO - Roberto Maroni
SEMPLIFICAZIONE - Roberto Calderoli
POLITICHE AGRICOLE - Luca Zaia
ESTERI - Franco Frattini
GIUSTIZIA - Angelino Alfano
ECONOMIA - Giulio Tremonti
DIFESA - Ignazio La Russa
SVILUPPO ECONOMICO - Claudio Scajola
PUBBLICA ISTRUZIONE - Maria Stella Gelmini
AMBIENTE - Stefania Prestigiacomo
INFRASTRUTTURE - Altero Matteoli
WELFARE - Maurizio Sacconi
BENI CULTURALI - Sandro Bondi
FUNZIONE PUBBLICA – Ernesto Brunetta
RAPPORTI CON IL PARLAMENTO – Elio De Vito
POLITICHE GIOVANILI – Giorgia Meloni
PER LE REGIONI: Raffaele Fitto
POLITICHE COMUNITARIE – Andrea Ronchi
PARI OPPORTUNITA’ – Mara Carfagna
ATTUAZIONE PROGRAMMA – Gianfranco Rotondi
Governo “ombra” di Walter Veltroni:
ESTERI - Piero Fassino
INTERNO - Marco Minniti
ECONOMIA - Pierluigi Bersani
INFRASTRUTTURE - Andrea Martella
BENI CULTURALI - Vicenzo Cerami
ISTRUZIONE - Mariapia Garavaglia
RIFORME PER IL FEDERALISMO - Sergio Chiamparino
AMBIENTE - Ermete Realacci
AFFARI REGIONALI - Mariangela Bastico
DIFESA - Roberta Pinotti
GIUSTIZIA - Lanfranco Tenaglia
SVILUPPO ECONOMICO - Matteo Colaninno
POLITICHE COMUNITARIE - Maria Paola Merloni
COMUNICAZIONI - Giovanna Melandri
LAVORO - Enrico Letta
POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI - Alfonso Andria
PARI OPPORTUNITA' - Vittoria Franco
SEMPLIFICAZIONE NORMATIVA - Beatrice Magnolfi
ATTUAZIONE PROGRAMMA - Michele Ventura
POLITICHE GIOVANI - Pina Picierno
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E INNOVAZIONE - Linda Lanzillotta.
Alcuni sindaci del Partito Democratico (Massimo Cacciari, Sergio Cofferati) all'indomani del risultato elettorale hanno sollevato il tema (non nuovo) del PD del Nord, cioè di un partito localistico come la Lega Nord, da federare alle altre realtà territoriali.
Un disegno respinto con forza da alcuni big nazionali del partito (Bersani, Fassino, ma non solo) e da buona parte della dirigenza regionale del PD veneto. I quali ritengono che, per vincere al Nord, non serve un partito del Nord ma un partito nel Nord, cioè davvero radicato dentro la società veneta e nordestina, oltre che portatore di quelle istanze care a questa parte del Paese, di cui Walter Veltroni e il programma del PD si sono già fatti carico.
Dì la tua opinione.
Berlusconi ha vinto le elezioni, la Lega ha trionfato, il PD è cresciuto, anche in Veneto, ma non ce l'ha fatta. La Sinistra-L'Arcobaleno è fuori dal Parlamento.
Commenta gli esiti del voto del 13-14 aprile.
La commissione regionale Manifesto dei Valori, presieduta da Clara Salviato, ha licenziato il Manifesto dei Valori del Partito Democratico Veneto. Per l’approvazione definitiva il testo dovrà essere votato dall’Assemblea regionale.
Si tratta della Carta costituzionale del partito, il documento che dovrà ispirare ogni scelta programmatica e azione politica del PD veneto.
Clicca qua per leggerlo e poi lascia un tuo commento sul blog.
Il Veneto è regno di forze conservatrici che, pur turandosi il naso, marciano compatte verso il potere fine a se stesso, gli "affari" e il populismo. Gretti culturalmente, ma compatti. Il centro sinistra, avezzo alla discussione culturale e non alla concretezza, perde ovunque e regolarmente per assenza di capacità di mediazione, di cultura di governo e di capacità di autocritica.In molte realtà venete il matrimonio tra DS e Margherita ha dato vita a vere proprie faide interne. Penso in particolare a Treviso, realtà da cui provengo e che ho seguito da vicino, ma so che anche in altre province le guerre intestine tra fazioni stanno portando alla paralisi del PD mettendo in difficoltà tutti gli elettori (quelli sì, seri) pur di non mollarei il potere. Mentre il PD baruffa per stupidaggini, le forze conservatrici (ma noi siamo davvero progressisti, visti i comportamenti?) mettono le mani su tutto quello che interessa veramente da vicino i cittadini. Alla base di tutto c'è una finta questione di lana caprina: finto clericalismo o finto laicismo? Ha ancora un senso buttare via la politica per questioni che la gente ha già dimostrato di aver superato? O è questo il vero livello e la maturità della politica veneta progressista? Il PD ha nel suo manifesto fondativo, tutto fuorchè questi atteggiamenti. Al Partito Democratico veneto necessita di un cambio netto dello stile di guida e l'abbandono della cultura del contarsi ad ogni occasione. Basta essere provinciali e litigiosi. Il mio appello è che i dirigenti locali guardino all’interesse generale del partito e non alla visibilità personale.
Sei d'accordo con questa posizione?
La scelta di aprire le liste del Partito Democratico a nove esponenti dei Radicali ha creato un certo scompiglio. I teodem Binetti e Carra hanno esternato “perplessità, smarrimento e preoccupazione”: “la cultura radicale – dicono – è in antitesi con i nostri valori”.
La convivenza si prospetta difficile, anche se i Radicali hanno rinunciato alle candidature “meno opportune”, come quella di Marco Pannella, Sergio D’Elia, il dottor Viale, sponsor della pillola abortiva Ru486.
Molti anche i messaggi arrivati al nostro sito contrari alla presenza dei Radicali nelle liste del PD. Anche se nel sondaggio da noi promosso i favorevoli ad un accordo con i Radicali erano il 53%, i contrari il 47%.
Come sarà, secondo te, il matrimonio PD – Radicali? Sereno o turbolento?
Dal punto di vista elettorale, la new entry radicale porterà più benefici o svantaggi?
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