Nell’editoriale di Giuseppe Favretto, pubblicato sabato 29 agosto sul Corriere del Veneto, si ipotizza uno scenario di alleanza fra Lega e Pd. Se è vero che la fantapolitica è il gioco più gettonato di quest’estate, è altrettanto certo che oggi un’alleanza strategico-programmatica tra Partito Democratico e questa Lega Nord è un disegno impensabile e irrealizzabile. I due partiti sono infatti incompatibili per valori, vision e linguaggi.
I valori innanzitutto: noi democratici veneti amiamo le nostre terre e, insieme, tutta l’Italia, come recita il nostro Manifesto dei Valori, la Lega no: è la forza dei localismi, del campanile, del proprio piccolo mondo antico da difendere a tutti i costi e da non condividere con nessuno. Siamo veneti, certamente, e proprio per questo non possiamo dimenticare parole come solidarietà, europeismo, promozione dei diritti umani. Non è solo l’interesse del singolo, ma il senso della comunità e la consapevolezza della ricchezza della diversità, che guidano il nostro impegno politico, secondo la grande lezione della Serenissima Repubblica di Venezia.
Valori differenti ci portano a proporre vision incompatibili e modelli di società antitetici. Noi democratici immaginiamo un Veneto aperto alle sfide della globalizzazione, pronto a cogliere le opportunità che nascono da nuove tecnologie, da un vivace tessuto imprenditoriale, dai nostri giovani che girano il mondo e dai tanti giovani cervelli che siamo in grado di attrarre. Una società in grado di coniugare rispetto delle regole, legalità, giustizia, integrazione e coesione sociale per tutti, italiani e stranieri, o meglio italiani e nuovi italiani. La Lega è rimasta inchiodata a rassicuranti ma vetuste politiche protezioniste, evoca scontri di civiltà, colpi di cannone e respingimenti, alimentando l’idea di un Veneto chiuso, autoreferenziale, direi quasi asfittico e stucchevolmente autocelebrativo che guarda al passato dei nostri nonni e non al futuro dei nostri figli.
L’incompatibilità linguistica infine. La visita che il nostro segretario nazionale Dario Franceschini ha fatto domenica a Fratta Polesine sulla tomba del deputato Giacomo Matteotti lancia un chiaro messaggio: noi democratici ci muoviamo nel grande solco culturale della difesa della libertà e della democrazia, del sostegno ai più deboli, della lotta al populismo a favore di un sano confronto democratico. Pensieri e linguaggi lontani anni luce dello “squadrismo verbale” e dall’arroganza dei colonnelli leghisti.
Governare una grande regione come il Veneto e costruire una solida alleanza con questo obiettivo non sono solo una questione di aritmetica ed interesse. Non sono calcoli di poltrone e tatticisimi e accordi tra leader romani, come invece emerge dalla triste esperienza delle continue tensioni tra Lega e Pdl Veneto. Governare è innanzitutto un impegno verso gli elettori, fatto di lealtà, di coerenza e di responsabilità. Sulla base di questi valori e delle priorità programmatiche, il pd lavorerà per costruire nel Veneto un’alleanza tra moderati, cattolici, liste civiche e riformisti. Non per contrastare a priori gli avversari, ma con lo spirito di offrire ai Veneti l’opportunità di un vero cambiamento.
*esecutivo regionale del Pd del Veneto |