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13/06/2009
Debora è per noi un simbolo
di Paolo Giacon*
 
Anche qui in Veneto: dieci, cento, mille Debora. Non è un sogno ma una vera opportunità per tutti quei trentenni e ventenni che sono impegnati nel grande progetto democratico. La spinta propulsiva di molti protagonisti del passato si sta esaurendo. Lo dimostra il caso Serracchiani Nessuna favola: non c’è trucco, non c’è inganno. Nessuna magia, nessun prodigio o strana manovra diversiva. La bella affermazione di Debora non disorienta i democratici del Veneto, anzi rappresenta un buon punto di partenza  dopo questa tornata elettorale che ci vede in evidente difficoltà.

Ripartiremo dunque da una proposta fresca ed immediata e da un successo ai prossimi ballottaggi, per ricominciare un cammino di alternativa alla demagogia e al populismo della destra che raccoglie consensi, ma che non risolve se non in maniera apparente e mediatica i problemi dei veneti e gli italiani. Manteniamo ben saldo il timone sui nostri valori di solidarietà, legalità, bene comune, democrazia, rispetto delle regole e della convivenza civile.

Certo, il vento non è favorevole e la navigazione difficoltosa ma non per questo la bussola non ci indica la direzione giusta. Già la direzione. Sono molti a domandarsi dove sta andando il PD del Veneto, quale il suo destino, i suoi errori, i suoi punti di forza e di debolezza. Sono quattro le leve ideali da cui ripartire: il  rinnovamento delle persone che fanno politica e si impegnano nel partito (le idee camminano sempre sulle gambe delle persone), la promozione di uno sviluppo economico sostenibile e responsabile, il rispetto di leggi giuste e dei diritti, la giustizia sociale. Viviamo un complesso momento di passaggio, caratterizzato da una classe dirigente che ormai riesce solo a trattenere il proprio elettorato, a fidelizzare il proprio consenso, ma che non riesce ad aprirsi al futuro, a conquistare nuovi elettori, a costruire un sogno ed un progetto di rinnovamento.

Debora è un simbolo. Lo ammettiamo senza problemi. E ne siamo orgogliosi. Che male c’è? Perchè paragonarla per questo motivo, e forse in maniera poco rispettosa, a Kakà, al Dixan, dandole del carneade o della celebrità worholiana? Forse il ministro Bossi non è una bandiera ed un simbolo per la Lega Nord? Non ha scelto, il centrodestra, di affidarsi a simboli come Mastella, De Mita ed altri dinosauri e macchine di preferenze nelle ultime elezioni? Beh in un quadro di una politica tutta televisiva, mediatica e lontana dai cittadini, noi abbiamo Debora e ce la teniamo stretta. Non è la nuova  “piccola fiammiferaia” della politica, ma uno stimato professionista e dirigente locale di partito che ha saputo interpretare il pensiero dei suoi elettori e rappresentare un pezzo della società. Gli ingredienti? Serietà, capacità di leggere la società ed i problemi del PD, schiettezza, spontaneità e capacità comunicative.  Chiunque abbia queste caratteristiche ha tutte la carte in regola per portare il suo contributo al Partito Democratico del Veneto.

Certo, come osservatori e protagonisti della politica dobbiamo essere realisti: una rondine non fa primavera. Tuttavia, pur avviando una nuova fase dopo la sconfitta elettorale, vediamo più di una rondine librarsi nell’aria nei livelli differenti che compongono il nostro partito: il bel numero di preferenze raccolte dal sindaco Puppato, l’affermazione di Vincenzo Cusumano al consiglio comunale di Padova, che sorpassa clamorosamente assessori e consiglieri comunali uscenti. E ancora l’intelligenza politica e strategica di Filippo Silvestri, leader dei giovani democratici ed i tanti coordinatori di circolo, spesso under 40 che in queste settimane hanno promosso banchetti, gazebo, incontri, conferenze, gruppi su Facebook e cosi via.

Moltiplicare le Debora, questa la parola d’ordine con la quale vogliamo rinnovare la nostra classe dirigente e aprire nuovi spazi per la politica riformista nel Veneto. L’età anagrafica non conta, non conta il curriculum artistico, non contano le provenienze politiche. Contano invece la statura, il carisma, la leadership, la capacità fare squadra e di elaborare un progetto alternativo ad una destra litigiosa. E naturalmente  una sana allergia al correntismo e ai piccoli interessi di bottega che rischiano di vanificare gli sforzi di militanti e quadri locali. Questo l’impegno da cui ripartiamo, guardando ai prossimi appuntamenti elettorali e da cui traiamo nuova energia ed instancabile coraggio.

Paolo Giacon
*
Esecutivo Regionale del Partito Democratico del Veneto

 
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